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Enoturismo, cresce la voglia di vino

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L'enoturismo è un business da 3 miliardi di euro l'anno. C'è sempre più voglia di vino di qualità. Un movimento che coinvolge sempre più persone.

Immagine riferita a Enoturismo, cresce la voglia di vinoSul sito del Gambero Rosso un interessante articolo mette in luce il business sviluppato dall’enoturismo, un movimento che coinvolge sempre più persone che hanno voglia di scoprire i grandi terroir da dove prendono vita vino di grande pregio e qualità. Secondo alcuni dati, l’enoturismo oggi è un business che mette in circolo circa 3 miliardi d’euro.

 È il turismo che fa cin cin, portando alla scoperta delle mete più gettonate dai turisti di mezzo mondo, ma attraverso  itinerari diversi, emozionanti e unici.Ecco un’altra faccia del turismo, meno di massa, ma che negli ultimi anni coinvolge sempre più persone tanto che sta diventando un business d’oro. Secondo i sorprendenti risultati di un articolo pubblicato su Gambero Rosso.it dal blog KelaBlu di Carlo Ottaviano, gli enoturisti in Italia, Francia e Spagna che ogni anno visitano i territori alla scoperta di cantine e sapori sono 20 milioni, con il paese francese in testa, 7,5 milioni di turisti del vino e Italia e Spagna a seguire, con 6 milioni.Bordeaux, Champagne, Alsazia e Borgogna: sono 7,5 milioni di enoappassionati - secondo Philippe Calamel, segretario nazionale dell’Union Francaise des Itineraires cultural - a scegliere le regioni vinicole francesi, 2 su 3 sono di origine francese. Dei 2,5 milioni di stranieri che visitano le regioni vinicole francesi, il 27% viene dal Belgio, il 21% dalla Gran Bretagna e il 15% dalla Germania.  Sul versante spagnolo, l’enoturismo fa segnare trend di crescita positivi, nonostante il Paese iberico sia uno dei più colpiti dalla crisi economica, anzi l’enoturismo iberico è in crescita e 'punta a raggiungere in pochi anni i 10 milioni di presenze'. Nel complesso sono 6 i milioni di enoturisti che si muovono sulle 21 Strade del vino che attraversano le varie Denominazioni, e secondo Ana Lopez Lopez di Acevin, l’associazione che riunisce le Città del vino di Spagna.
Immagine riferita a Enoturismo, cresce la voglia di vinoDalla Toscana al Piemonte, dal Veneto alla Puglia, questo tipo di turismo, in Italia, è una tradizione consolidata, sempre più un’attrattiva tanto per gli appassionati del Belpaese, quanto per gli stranieri, con un giro d’affari di circa 3 miliardi di euro. Creare una cabina di regia nazionale per le Strade del vino, in modo da fare più sistema, coordinare le risorse e la promozione sia in Italia che all’estero, oltre a riformare e rifinanziare la legge in materia. È la richiesta lanciata ieri dalle Città del vino, associazione che riunisce oltre 550 Comuni italiani, al ministro per il Turismo Michela Brambilla, e alle Regioni. La proposta è emersa nell’ambito del quarto ‘Forum sul turismo enogastronomico’, una sorta di ‘stati generali’ del settore, riuniti a Alberese (Grosseto). Secondo l’associazione, le 154 Strade del vino italiane 'sono uno strumento fondamentale per la promozione del vino' ma 'devono fare un salto di qualità' e serve un maggiore coordinamento tra le Regioni. In quest’ottica l’associazione propone di rivedere gli standard minimi delle Strade del vino e dare maggiori funzioni di promozione e di vendita di pacchetti turistici ai loro uffici, oltre a creare figure professionali di ‘guida enoturistica’, e definire un’immagine coordinata in tutto il Paese per quanto riguarda la cartellonistica e il materiale promozionale. 'Una carta di proposte operative - spiega il presidente di Città del Vino Giampaolo Pioli - è ciò che proponiamo di elaborare, per sottoporlo all’attenzione del Ministro del Turismo Michela Brambilla.
Immagine riferita a Enoturismo, cresce la voglia di vinoLa frammentazione non aiuta e la mancanza di una politica nazionale sul turismo enogastronomico è evidente. Noi chiederemo proprio quegli indirizzi comuni attualmente assenti e, soprattutto, sostegni anche finanziari che non ci sono più. Puntare quindi sulla qualità del vino ma anche investire sull’ambiente, sui beni culturali e sull’identità di un territorio, oltre a saper innovare l’accoglienza e sviluppare nuove offerte turistiche. Ma vediamo alcuni dati emersi da un’indagine realizzata dal Censis. Lo studio ha coinvolto 250 degli oltre 1.700 Comuni italiani interessati al turismo enogastronomico, che hanno individuato 10 punti di forza su cui puntare per contrastare il calo della domanda causata dalla difficile congiuntura economica. Dallo studio emerge che il primo punto di forza e’ la qualita’ del prodotto base, ovvero il vino (per il 76% dei comuni). Il secondo aspetto è la qualità ambientale e paesaggistica (48,8%), il terzo le attrazioni turistico-culturali, storiche e archeologiche (28,1%). Come dire, Altre leve importanti per il settore sono la forte caratterizzazione identitaria dei luoghi (24,8%), la possibilità di costruire itinerari turistici differenziati (18,6%), la tradizione e l’innovazione della cultura dell’accoglienza del Belpaese (14,9%), i collegamenti con le reti nazionali e internazionali (13,6%), passando poi alla diversificazione dell’offerta della ristorazione (12,8%). Per migliorare ancora il settore, le Città del vino chiedono 'azioni concrete per migliorare l’efficacia di strumenti importanti e non ancora al massimo delle loro potenzialità, come le 154 Strade del Vino, non tutte ugualmente funzionanti ed efficienti'.

Parliamo di: turismo, vino

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