Marco Pratellesi ne 'Il Corriere della sera' fa il punto sul giornalismo d'inchiesta e Facebook. Di seguito il suo intervento su mediablog.
Ciò che conta nel giornalismo oggi è l’opinione. La cronaca sui giornali è acqua passata sotto i ponti quando la mattina sfogliamo un quotidiano. La tv e i nuovi media ormai ci informano in tempo reale e ci fanno toccare con mano gli ambienti e i protagonisti della cronaca. E’ opinione diffusa che il futuro del giornalismo è l’inchiesta che sempre più in fretta, dalla pagine dei giornali si sta spostando nei "click" del mouse. Questo cambiamento sta investendo anche il popolare social network Facebook. Il gioiellino di Mark Zuckerberg nato per connettere gli studenti dell’università di Haward, secondo Brandee Barker, responsabile comunicazioni Facebook, oggi non serve solo per trovare amici, ma crea valore a tutta la rete perché dentro adesso si trovano anche informazione, video e discussioni. E l’inchiesta si sposta su Facebook. L’intervento su mediablog del Corriere della Sera di Marco Pratellesi.
Arrivi alla sede storica di Facebook, 156 University Ave, Palo Alto, California, e scopri che i ragazzi d’oro di 'faccia libro' non abitano più qui. Il palazzo è deserto: trasferiti. 'Il fatto è che siamo cresciuti in fretta - spiega Elisabeth Linder, responsabile delle comunicazioni internazionali - e ormai eravamo sparsi in 30 edifici in varie zone della città; così abbiamo pensato che sarebbe stato bello riunirci tutti insieme'.
La nuova sede è al 1601 di California Ave, due passi dalla Stanford University. Un bell’edificio nuovo immerso nel verde. Ma durerà poco, c’è da scommetterci, visto il ritmo con cui la società cresce: 1000 dipendenti che già sembrano pochi per gestire i 400 milioni di utenti in tutto il mondo, 55 milioni di profili aggiornati ogni giorno, 2,5 miliardi di foto inserite ogni mese.
Quando Facebook è partita, nel settembre 2006, gli utenti erano appena 7 milioni. 'Facebook non è più il ‘faccia libro’ dei ragazzi del college e questo ormai è universalmente riconosciuto', sorride Debbie Frost, direttore delle comunicazioni globali.
Entri nell’immenso open space popolato di giovani ingegneri che perfino camminano con il pc aperto in mano e ti rendi conto che rischi di essere tu l’intervistato: 'A sei italiano, ma cosa è successo con la sentenza che ha condannato Google? E’ incredibile, proprio non riusciamo a capire...'. Già, la preoccupazione nella Silicon Valley, il cuore hi-tech degli Stati Uniti, è palpabile. La sentenza italiana, ai loro occhi, mina il principio stesso su cui si basa la nuova economia della rete: 'La nostra missione è connettere le persone con i contenuti', spiega Brandee Barker, direttore della comunicazione che con il pancione non si sottrae alle domande dei giornalisti. 'Ognuno oggi è editore di se stesso: noi mettiamo in contatto le persone e se uno la prima volta si iscrive a Facebook per trovare amici, poi scopre anche l’informazione, i video, le foto, la discussione e l’interattività. Tutto questo crea valore, per noi e per tutta la rete'.
Non c’è dubbio che Facebook è diventata una cosa molto diversa da quello che era quando è partita nel 2006 come trasposizione digitale dei libri degli studenti dei college Usa. Dopo la rapida espansione internazionale, la società guarda con attenzione al proprio sviluppo come 'social media' e all’interazione con il mondo dell’informazione e del giornalismo. 'C’è qualcosa meglio che leggere una storia? Sì, essere parte di essa', dice Brandee mentre sul grande schermo fa scorrere le immagini della rivolta in Iran postate dagli utenti su Facebook in tempo reale. 'Noi vogliamo allargare l’influenza e la rilevanza dell’informazione e del giornalismo', dice.
Ecco 'the next big thing', ecco il prossimo passo di Facebook: alzare il livello dei contenuti grazie al matrimonio con l’informazione di qualità che i grandi media possono garantire. Come esempio di scuola viene citato l’Huffington Post che ha sposato senza riserve e con successo il concetto di 'social news'. 'Nelle pagine create su Facebook dall’Huffington Post gli utenti possono stare in contatto con gli amici e discutere con loro le notizie'. Il risultato è eccezionale: l’Huffington Post, grazie alla presenza su Facebook, ha incrementato del 500% i propri contatti con una crescita degli utenti del 50%.
Il rapporto tra Facebook e l’informazione è sempre più biunivoco. Molti giornalisti ormai utilizzano la piattaforma per il loro lavoro. Anche per il giornalismo d’inchiesta che molti lamentano morto. Jon Swartz, giornalista di Usa Today, lancia alcuni temi sulla sua pagina su Facebook, raccoglie informazioni dagli utenti, ne discute con loro e poi scrive le sue storie su Usa Today riportando quanto viene dai lettori. Una nuova forma di 'giornalismo misto' che unisce le vecchie regole della professione con il citizen journalism.
Anche il modello di business di Facebook, che all’inizio sembrava oscuro, è ormai consolidato: 'Vendiamo pubblicità, come molte internet company', dice Brandee. E non ci sono dubbi che con 400 milioni di utenti, di cui la società conosce tutto - gusti, passioni, abitudini, ma anche età, localizzazione geografica, status sociale - non sia difficile trovare aziende disposte a investire nella promozione dei propri prodotti.
Alti profitti e alta missione sono i due obiettivi per garantire lo sviluppo futuro della società: 'Vogliamo aiutare le persone a condividere sul web ogni cosa, ovunque, in ogni momento, e portare le notizie nel mondo', dice Brandee. Suona strano a una giornalista: 'Portare le notizie nel mondo' era la 'mission' con cui nel 1846 fu fondata a New York l’Associated Press. Ma non ne facciamo una questione di primati: ci piaccia o no, i tempi sono cambiati.
Marco Pratellesi
Marco Pratellesi si occupa di giornalismo online dal 1997; dopo aver lanciato e diretto i giornali online del gruppo Riffeser Monti ('La Nazione', 'Il Resto del Carlino', 'Il Giorno'), dal 2002 è responsabile dell’edizione online del 'Corriere della Sera' (www.corriere.it). È titolare dell’insegnamento di Teoria e tecnica dei nuovi media all’Università di Siena.
Ha lavorato a 'Il Ponte' di Calamandrei, 'Paese Sera', 'La Nazione' e 'La Voce' di Indro Montanelli. Nel 1997 ha vinto il premio 'Cronista dell’anno' per l’inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco 'Phoney Money'. È coautore di un libro sulle stragi di mafia del 1993, Firenze, quella notte una bomba. Gli Uffizi, la gente, le opere (Shakespeare and Company, Firenze 1993).

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